Una
proposta concreta per la valutazione delle scuole
Lo
scorso dicembre è stato pubblicato dall’INVALSI un documento,
elaborato da Daniele Cecchi
(università degli Studi di Milano), Andrea
Ichino (Università degli Studi di Bologna) e Giorgio
Vittadini (Università degli Studi Milano-Bicocca), che
costituisce una proposta concreta per
“Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione
delle scuole: finalità e aspetti metodologici".
Il dibattito intorno alla necessità di migliorare le performances
degli alunni della scuola italiana, introducendo strumenti di
valutazione a vari livelli all’interno del sistema, è ormai da
tempo avviato. E’, inoltre, ampiamente condivisa l’idea che per
aumentare la qualità dell’istruzione è necessario individuarne i
punti di forza e di debolezza e che ciò può essere fatto solo
introducendo un sistema di valutazione oggettivo e indipendente. Uno
strumento di questo tipo consentirebbe di intervenire per correggere
le situazioni non rispondenti agli obiettivi generali e per dare il
giusto rilievo alle esperienze di eccellenza.
I tempi sembrano quindi maturi per ragionare sulle caratteristiche che
un tale sistema deve possedere.
Rimandando
alla lettura completa del documento, ne riassumiamo di seguito le
caratteristiche salienti e gli aspetti più interessanti.
Alla base della valutazione delle singole istituzioni scolastiche è
posta la misurazione
dell’apprendimento degli studenti, condotta in modo da isolare
il “valore aggiunto” dalle condizioni di partenza e di contesto in
cui vivono gli studenti. Per consentire la comparabilità trasversale
dei risultati, sarà necessario un sistema standardizzato di
valutazione e un insieme di criteri condivisi. Il secondo elemento
portante della proposta è la costituzione di un’Anagrafe Scolastica Nazionale, che segua tutti gli studenti nel
tempo, consentendo di isolare quanto dei loro risultati scolastici
dipende dagli studenti stessi, da quanto è da attribuirsi
all’ambiente familiare, alle scuole frequentate, ai singoli
insegnanti. In ultimo, gli estensori del documento ritengono che debba
essere dato a tutti gli operatori della scuola il
tempo di conoscere il sistema di valutazione, così da apprezzarne
l’affidabilità e accettarne le conseguenze.
La
proposta enuclea nel dettaglio le azioni da compiere, valutandone
modalità, tempi e costi.
Riguardo la misurazione degli apprendimenti degli studenti, si prevede
di somministrare dall’a.s. 2008-2009 prove
standardizzate di italiano e matematica agli studenti delle
seconde e delle quinte classi della scuola primaria, mediante
somministratori esterni e con correzione centralizzata a livello
nazionale. Negli anni successivi, poi, si prevede di estendere le
prove anche alle altre discipline e l’introduzione di prove analoghe
per la scuola secondaria, nelle classi terze del primo ciclo e nelle
seconde e quinte del secondo ciclo. In particolare, per le classi
quinte del secondo ciclo le prove dovrebbero essere somministrate nel
mese di aprile, così da essere rilevanti ai fini dell’ammissione
agli esami di stato e da contribuire ai crediti coi quali lo studente
si presenta allo stesso.
Il progetto prevede l’istituzione di un corpo di somministratori
esterni e di uno di correttori che si occupi adeguatamente delle
eventuali domande con risposte aperte. Dei
costi di questo come degli altri aspetti viene fornita una stima
dettagliata, prevedendo una prima fase di somministrazione
sperimentale su un campione e una successiva messa a regime del
sistema.
Interessante è poi l’individuazione delle modalità di diffusione
dei risultati, che prevede che ad ogni studente sia restituito il
punteggio ottenuto, affiancato da dati che consentano di separare ciò
che può essere attribuito allo studente stesso, da ciò che può
invece essere attributo alla scuola ed ai suoi insegnanti, al contesto
socioeconomico e familiare. Si prevede che ad ogni studente sia
restituito oltre al suo risultato individuale anche il suo
posizionamento nelle distribuzioni degli indicatori sia riguardo la
sua scuola, che riguardo la sua regione e l’intera nazione. A
ciascuna scuola, invece, saranno inviati i dati dei suoi studenti
insieme al posizionamento nazionale.
Una volta a regime, si prevede che i risultati della valutazione oltre
ad essere utilizzati per individuare le aree problematiche del sistema
scolastico, potranno essere collegati a misure premianti o
penalizzanti per i budget delle scuole, dopo che siano stati fissati
con chiarezza gli obiettivi che le scuole devono raggiungere e i premi
e le penalità derivanti dal raggiungimento degli obiettivi, ma
soprattutto una volta che le scuole abbiano ricevuto gli strumenti e
l’autonomia necessaria per raggiungerli.
Questo
tipo di sistema presuppone, quindi, che docenti e dirigenti dispongano
di strumenti adeguati e che la scuola abbia una reale autonomia nella
definizione dell’offerta formativa e nella gestione delle risorse
umane e materiali. Si tratta, insomma, di affrontare il problema del
reclutamento degli insegnanti, della loro formazione in ingresso e
dell’aggiornamento in servizio, del reclutamento e della rimozione
eventuale dei dirigenti che non raggiungessero adeguati risultati,
dell’attribuzione di parte delle risorse agli insegnanti meritevoli
in modo autonomo da parte delle scuole, in modo da dare vita ad un
sistema di incentivazione che premi ciascuno secondo gli obiettivi
raggiunti.
E’ ormai ineludibile le necessità di concedere alle scuole reali
spazi di autonomia, e contemporaneamente introdurre la valutazione
come elemento di governo del sistema scolastico a tutti i livelli.
Ciò richiede volontà politica ma anche risorse, perché
organizzare una rigorosa somministrazione esterna non è cosa
semplice, né dal punto di vista finanziario ed organizzativo né per
ciò che riguarda la messa a punto di prove standardizzate
e indicatori comuni e condivisi coi quali confrontarsi, che
consentano di rilevare non soltanto gli apprendimenti degli alunni, ma
anche altri aspetti significativi come i processi in atto nella
scuola, quali la didattica, il clima, le risorse materiali e umane
impegnate. Non va sottovalutata, poi, la necessità di accompagnare
puntualmente il processo con attività di formazione per i docenti,
che li rendano consapevoli dell’attività e che consentano loro di
condividerne metodologie e finalità.
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